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I classici nel canto a Tenore

Fuori il freddo pungeva ma all’interno dell’autovettura utilitaria, dotata di riscaldamento e di autoradio, il clima era ideale per trascorrere le lunghe serate invernali. Le soste nelle piccole piazze o ai bordi delle strade del paese in compagnia di una musicassetta di straordinaria bellezza ci trasformavano in attenti e scrupolosi osservatori critici del modo di cantare di un nuovo tenore di Orgosolo: il Gruppo Mesina. Gli aggettivi impiegati in quelle ore di ascolto non erano usati in forme di contrastivo confronto con altre voci o con altre formazioni di canto, semplicemente esaltavano le doti di ognuna delle voci dei componenti: su trazu, sa manera, sa témpera, sos jocos, sa cuncordia. In capo ad alcune di quelle serate fra amici eravamo profondi conoscitori di quei canti e in grado di prevenire, nel nuovo ascolto, le particolarità tecniche, canore, poetiche e vocaliche di cui tanto abbondava quella incisione. Ne avevamo memorizzato ogni minimo dettaglio e ascoltare quei canti da altre fonti ci lusingava nella nostra competenza critica.

Dino Mura intona uno dei testi più famosi del canto a tenore di quel decennio: quasi ogni tenore in ciascun paese dell’area di diffusione del canto si era cimentato con la Moda di Remundu Piras. L’incipit di Dino Mura è fuori dall’ordinario: la voce parte sicura e decisa, calda e chiara per creare la prima stesura di canto di ben sei versi endecasillabi. Un’istèrrida lunga, cantata con perfetta amministrazione del fiato, permette un inserimento lènu ma preciso per il tenore. La ripresa della voce solista, dopo il secondo segmento di sviluppo de su tenore, ricerca e trova immediatamente il ritmo a sa lestra e manifesta incredibili curve melodiche su un poema lungo e difficile da memorizzare. A parte le retrogas, Dino canta perfettamente tutto il testo di una Moda che, già nota agli appassionati cultori del grande improvvisatore di Villanova Monteleone, attendeva una formidabile interpretazione che facesse apprezzare ad un più vasto pubblico quei magnifici versi. Già solo questo primo canto attribuiva immenso valore alla musicassetta per la sicura presa sul pubblico. Nel secondo brano la voce solista è quella di Nicola Pira di cui non si dirà mai abbastanza sulle qualità vocali.

Egli non canta ma interpreta ogni poema con la opportuna passione richiesta dai contenuti espressi nei versi. Il ballo, che egli confeziona sul testo di Babbareddu Biosa di Paolo Mossa, è equamente strutturato su due linguaggi di inaudita preziosità. Nicola intona il testo sempre in maniera encomiabile ma non lo consegna mai al tenore alla fine delle sillabe poetiche né lo riprende subito dopo l’intervento del coro: egli cuce il testo con ammirevoli suoni non significanti, sempre diversi, frutto di fervida creatività canora e testimoni di indiscussa maestrìa. Testo e pretesto si identificano nel canto e si assommano in un unicum sul quale agisce spesso la mezza-voce di Michele Mesina che sa cogliere lo slancio impresso dal solista per tirare in gioco il basso e la contra. Ne risulta un fraseggio ricco e variegato: una fitta tessitura fra poesia e creazione musicale riproposta anche nei Muttos cantati da entrambe le Boches.

Nel lato B della cassetta Dino Mura canta un primo breve brano costruito sullo stile compositivo di Paolo Mossa e introduce nella modalità della boche ‘e notte uno dei più toccanti sonetti del poeta bonorvese reso magistralmente da Nicola Pira. Nicola -  come affettuosamente lo chiamano tanti ascoltatori senza tema di confusione - continua nel secondo brano di Paulicu che lo renderà celebre fra un vastissimo e composito pubblico.

Il successo di una formazione di canto, oltre al gradimento che deve riscontrare nel paese di appartenenza, si misura nella popolarità che raggiunge fra gli ascoltatori di ogni altro comune. Questa incisione realizzata da Salvatore Medinas della Tirsu, piena di imperfezioni tecniche importanti, di colpi di tosse e schiarimenti di gola, parca di informazioni non proprio corrette, ha il merito di aver fatto conoscere a tante persone non appassionate di canto a tenore le poesie di Piras e Mossa e ai nomi di questi poeti classici si è legata la fama dei cantori del Gruppo Mesina.

L’ascolto di quest'opera attraverso l’acquisto del nastro o nella diffusione radiofonica di quegli anni ha avvicinato al canto migliaia di sardi e ha disposto alla conoscenza dei poeti classici innumerevoli donne e uomini. Le voci del Gruppo Mesina hanno così costituito un valido modello per tanti cantori ma soprattutto il tenore orgolese ha indicato un nuovo modo di confezionare il prodotto discografico basato sulla scelta dei testi.

Scomparso il pioniere Salvatore Medinas, un grande appassionato del canto tradizionale sardo ha rilevato i diritti dell’opera: Franco Madau. A lui va il grande merito di questa riproposizione, pulita, accurata e amorevolmente rivitalizzata in compact disc perché altri giovani possano trovare conforto nelle loro serate ascoltando cantadores de raras vertudes.