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Il ritmo nel Cuncordu fonnesu di P. Puddu

Carezzevole, morbida e vellutata, solenne e imperiosa, la voce di tziu Pietrinu Puddu è strumento consapevole della naturale abilità con cui può creare. Esegue senza soluzione di continuità ogni forma melodica spinta dalla forza del ritmo che possiede, innato. Plasma le melodie del repertorio, gioca con esse: le interpreta, le rincorre, le abbandona superandole, le ripete. Dà, così, fondo al suo ricco genio musicale con assoluta spontaneità.

Tziu Pietrinu agisce, dentro linee interpretative ferree, con approccio quasi sfrontato, semplice, naturale. Il movimento di sviluppo del suo linguaggio musicale risulta, per linearità, perfino scontato, all’ascoltatore estasiato. Nell’apprezzare il suo canto diremmo che, per forza di cose, l’evoluzione delle sue frasi debba svolgersi in quelle direzioni. Tuttavia, nessun pesadore del canto a tenore riesce a segnare i percorsi musicali con l’esaltazione del ritmo della lingua e della musica come Pietrinu Puddu. Il suo segreto sta nel sapere dosare velocità di esecuzione, nelle parti che consentono accelerazione per la migliore interpretazione del coro, ma anche rallentamenti del canto in cui lavora intensamente sulla quantità sillabica delle parole di testo poetico.

I tempi di esecuzione del suo canto dicono dell’adeguata importanza che egli attribuisce non alla forma né alla sostanza del messaggio poetico, quasi annientate nel cantare fonnese, quanto alla componente fonica della parola con cui costruisce canto. Spezza la parola, si sofferma dilatando la pronuncia della vocale portante, prende slancio e riparte per ripetere gli accenni di melisma. Ci racconta, così, di come il canto fosse giocato a longu o a lestru nell’economia del tempo che gli si dedicava.

Classe 1928, tziu Pietrinu ha iniziato da presto la sua carriera di cantore a cuncordu. Nel luglio 1958 era “sceso” a Cagliari negli studi di Radio Sardegna per registrare alcuni canti con gli amici de su Cuncordu. Di quei brani, confluiti nelle raccolte di rilevamenti etnomusicologici della Rai e dell’Accademia di Santa Cecilia, ci dà notizia Giuseppe Della Maria nel B.R.A.D.S.

Nel corso di un colloquio telefonico occorso fra l’artista e lo scrivente nel maggio del 2006, a proposito di alcuni di quei canti mi riferiva di non conoscerne l’autore avendoli appresi da persone anziane da cui P. Puddu aveva imparato a cantare. Se ce ne fosse bisogno, questa testimonianza rafforza la sua estrazione popolare di cantore formato sui testi orali di cui si imparavano parola e musica nella scuola impropria de su divertimentu.

Divise quella esperienza con concittadini (il bassu Raffaele Cugusi Pecciòi, la contra Cosimo Meloni e la mesu-voche Giacomo Piras Dannàghe) amici di dieci anni più anziani di lui. 

Diciannove anni più tardi, dopo aver a lungo echeggiato dai programmi radiofonici trasmessi da Radio Cagliari e aver affrontato più volte i palchi delle feste paesane in Sardegna e fuori da questa, Pietrinu Puddu e gli amici Pecciòi, Benàle e Sonaggia, decidono di lasciare ulteriore traccia del loro canto su nastro magnetico. Sono i brani raccolti nel presente volume pubblicato dall’etichetta Tirsu di Salvatore Medinas nel 1977. L’incisione era stata eseguita in casa di  Michele Mureddu Sonaggia - contra - alla presenza di Serafino Murru, indimenticato interprete di canti a chitarra logudorese.

L’introduzione ai canti, riprodotta anche nel presente Cd, sembra pronunciata sul palco di una festa e rivolta ad un pubblico di ascoltatori presenti. Forse quello che a Gorizia tributò al coro il primo premio nel festival del folklore del 1974. Nello stesso anno della pubblicazione della cassetta TRC 331, il Cuncordu Fonnesu di Pietrino Puddu tornò negli studi Rai di Cagliari ospite della trasmissione A Cuncordu di Giovanni Sanna, come ad auspicare il volo ai brani qui raccolti. A distanza di trent’anni riascoltare questi canti consente di cogliere la fresca genuinità dell’espressione popolare di questi artisti e gustare la capacità di creazione del ritmo di tziu Pietrinu, modelli intramontabili del canto fonnese.