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Il senso dei suoni.

Nel 1929 sorge l’alba del canto a tenore nel mattino dell’industria discografica. 

L’impalpabile effimero si fissa. Si fa documento.
Recuperare suoni arcaici da dischi vetusti si configura oggi come investimento di alto valore culturale.
Dispone verso la ricerca delle radici che alimentano l’identità di popolo.
Travalica l’angusto confine paesano.
Si porge all’attenzione per stabilire confronto.
Suscita sensazioni.
Dice di sentite passioni.
Racconta storie di giochi espressivi.
Percorre ardite traiettorie di inaudite sonorità.
Visita sentieri di narrazione poetica.
Muove sentimenti.
Struttura linguaggi.
Esplora il genio della creazione musicale.
Attesta e documenta l’interazione dei codici.
Conferma la vivacità della tradizione che sa perpetuarsi e rinvigorirsi: resistere e ripararsi, ingolarsi e riaffiorare.
Veste le parvenze di viaggio verso le origini.
Si fa veicolo di conoscenza.
Trasporta all’incontro di dimensioni di nature diverse: storia di uomini, tradizione popolare, suoni-lingua-poesia, sacro e profano.
Tutto si disvela all’ascolto.
La ricerca dei dischi libera energie.

Mobilita coscienze. Nobilita conoscenza. Ravviva i ricordi. Riallaccia i rapporti. Indaga disponibilità. Esprime generosità. Gratifica impegno. Attribuisce senso  comunitario. Nutre l’orgoglio.