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Suggestioni di musica jazz nel canto a tenore

I canti proposti in questa raccolta appartengono ad una delle più importanti musicassette della discografia del canto a tenore. Il nastro vede la luce in anni di ricca produzione da parte di numerose formazioni di canto di vari comuni isolani e segna un inizio importante per il tenore Santa Lulla.

Orune aveva già espresso voci ammirevoli e alcuni dei componenti di questa formazione avevano preso parte a precedenti incisioni. Da anni i componenti del coro cantavano con Pasquale Piredda e spesso avevano aperto ad altre boches (fra gli altri Gineddu Ruiu).

In questo nastro si afferma la presenza vocale di Pietro Cosseddu che rimane uno dei componenti fissi, insieme a Taneddu Farina che entrerà qualche anno più tardi a far parte del tenore Santa Lulla.

Pedru Cosseddu esegue due canti diversi per natura compositiva e per modalità esecutiva: a boche ‘e notte intona, per la prima volta, parte del lungo e struggente poema autobiografico S’emigrante dell’orunese Giovanni Sotgiu e un’ottava, tratta da una gara poetica, costituisce il testo di un ballu seriu.

Tuttavia questa cassetta, completata ora da un ballo a boche leàda e da un altro canto a boche ‘e notte di P. Cosseddu, inediti e non inseriti forse per motivi di spazio fra i canti già noti, è significativa per la presenza, in particolare, di due voci storiche di Orune. Pedru Tolu e Martine Monni.

Il primo è voce di canto antico, generalmente traspone testi di autori classici e predilige Padre Luca Cubeddu. È perfetto padrone del proprio mezzo espressivo. Peraltro, il suo timbro non è brillante ma anzi impastato. Tolu conosce bene la poesia ed espone ogni poema con lunghe pause fra una serie di corfos e l’altra. Ne risulta un canto pasàdu che agevola la creazione de su tenore nel canto a boche longa ma soprattutto a boche ‘e notte. Nell’esecuzione dei balli egli ha la capacità di arricchire il testo poetico di innumerevoli e variegate onomatopee che fanno prezioso il tessuto sonoro del ballo giocato fra boche e tenore.

L’altra voce, per la cui presenza quest’opera ha grande valore musicale, è quella di Martino Monni. Egli ha fornito la dimostrazione più evidente di come il canto a tenore, soprattutto ad Orune, sia capace di farsi musica e annullare il linguaggio testuale e poetico significante ,senza sminuire la funzione di mera esecuzione della melodia del repertorio.

Alcuni suoi compaesani, senza malevolenza e anzi con affetto bonario, asseriscono che egli non conoscesse i poemi e pertanto cantasse i testi in maniera deficitaria per  défaillances di natura mnemonica. La sottrazione di valore della forma esecutiva di questa voce solista si risolve nell’ascolto dei suoi canti. Esperti musicisti hanno usato un’eloquente equazione per descrivere il valore di questo interprete del canto popolare affermando “egli sta al canto a tenore come Louis Amstrong alla musica jazz”: tale raffronto è quanto mai aderente e opportuno.

Persona di grande simpatia, dotata di notevole prontezza di spirito, sempre incline alla battuta improntata  spesso all’auto-ironia – come buona parte dei suoi concittadini – ziu Martine era capace di improvvisare, virtù assai rara nel canto a tenore, e sdrammatizzare i toni delle circostanze. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e lo ha sentito cantare sui palchi, sa di questa sua grande abilità. A Buddusò, alla fine di una serata di spettacolo, durante la campagna elettorale per il referendum sul divorzio, per esaudire la richiesta del pubblico cantò per parecchi minuti trasformando il contenuto dei manifesti elettorali creando così il testo per l’esecuzione del ballo. In una festa dell’Unità a Cagliari, sul finire degli anni settanta, ripropose la performance riscuotendo la simpatia di un numeroso pubblico.

A Dorgali nel 1982, per la festa dell’Assunta, dopo aver intrattenuto la piazza con i canti e con le battute mi anticipò di aver registrato una cassetta braghèra, la presente, uscita in commercio alla fine di quel mese di agosto. Interprete dei Muttos di Orune pubblicati nell’antologia Musica sarda del 1973, ziu Martine aveva uno spiccato, quanto  raro, senso del ritmo che manteneva costantemente brioso e giocato a lungo. L’articolazione dei suoi balli lo vedeva fare ricorso ad altissimi indici di proliferazione, di frammentazione e perfino di sincopi come nella migliore produzione jazzistica. Ottimo conoscitore della grammatica della tradizione egli ne seguiva il canovaccio per interpretare con voce ironica, a volte volutamente insistita anche con forme di nasalizzazione, dei testi divertenti impreziositi da frequenti trasposizioni ascendenti e discendenti che trascinano la fonazione del coro.

La creazione di quest’ultimo è sfrenata: la contra prena di Fedele Sanna è irrefrenabile e ingloba il basso tundu di Antonello Bardeglinu mentre l’acuta mesu-voche di Giuseppe Mula vola per coprire il tessuto armonico costruito, con saggezza e maestrìa uniche, come usa nella viva tradizione popolare del tenore di Orune.